domenica 7 novembre 2010

Las ofrendas/Il giorno dei morti alla Poma




Tremila quindici metri. Una coppia di vecchi cammina lungo il sentiero per il cimitero della Poma. La donna ha in mano la corona di fiori di carta. L’uomo (cappello a falde larghe, basette e baffi bianchi  che risaltano sulle rughe abituate al sole) tiene stretta una Bibbia. Vigilia del giorno dei Morti. Si va al cimitero ad adornare le tombe con i nuovi fiori dai colori vivaci. A casa è già pronta la tavola con las ofrendas, le offerte al parente che se ne è andato e che, per una notte, tornerà. A casa di Margarita si aspetta il nonno. Morto lo scorso anno, il miglior tessitore di ponchos della Poma. E’ stato preparato il pollo, le patate lesse, dolci ripieni di marmellata, foglie di coca, golosinas. E’ stato lasciato un pacchetto di sigarette e una bottiglia di vino Toro. ‘E’ quello che piaceva al vecchio’, spiega Margarita. Ora l’attende una notte di veglia e di preghiera. Si pregano i morti dell’ultimo anno. Devono ancora trovare la strada per l’al di là. Sono indecisi e inquieti. Al cimitero si versa acqua sulle tombe, si accendono candele. Non vi è né tristezza, né malinconia. Mi chiedono una foto attorno alla tomba. Sorridono. Mi raccontano dei morti. Domattina i cibi disposti sulla tavola verranno mangiati, distribuiti ai parenti o agli amici, donati a chi passa in quel momento davanti a casa. Si racconteranno storie sul nonno di Margarita. Il dolore sarà scomparso per lasciare spazio all’allegria. E’ stata riaperta la vecchia chiesa del paese historico: la Poma, ottanta anni fa, venne distrutta da un terremoto. E’ stato ricostruito un villaggio dalle case tutte uguali, ma gli abitanti di queste altitudini curano il vecchio villaggio come se ancora vivessero lì. Nella chiesa antica si ricorderà l’infermiera deceduta lo scorso anno. La coppia dei vecchi cammina lentamente verso questa preghiera notturna. Al cimitero ci sono tombe crollate, tombe senza nome, tombe dimenticate. Due vulcani andini sorvegliano il villaggio. La strada sale fino all’Abra di Acay. Sfiora i cinquemila metri.
La Poma, primo di novembre

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