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sabato 5 maggio 2012

Elezioni/Parigi, Atene, Zeri



I pascoli di Zeri
Sei maggio. Si vota a Parigi, ad Atene (alla fine si vota un po’ dappertutto. Anche ad Algeri fra una settimana. Si vede che maggio è mese di matrimoni, prime comunioni ed elezioni). Si vota anche a Zeri, il ‘paese che non c’è’. In Alta Lunigiana. Confine fra Toscana, Emilia e Liguria. Paese dove sono andato per qualche giorno per raccontare, per la rivista di Terre di Mezzo, le ‘terre fragili’ del nostro paese.
C’era aria da bufera elettorale su quelle montagne. Campagna elettorale piena di colpi bassi. Nemmeno si decidesse l’Eliseo. Vorrei vedere un sondaggista alle prese con gli zeraschi. Mi piacerebbe avere le loro previsioni sul voto.

Passo dall’anagrafe. A Zeri sono residenti 1195 persone. Non tutti però sono ‘veri’ abitanti. Diciamo che a votare andrà l’80%. Vanno sottratti i minorenni (92): quindi, più o meno, si presenteranno nelle vecchie scuole dei paesi sette/ottocento persone. 194 hanno più di ottanta anni. Ci sono anche due centenari. Saranno i grandi vecchi a decidere il sindaco di Zeri. 

Le frazioni di Zeri


Avviso in canonica
Occhi stranieri (i miei) si stupiscono a guardare le liste elettorali. Sono tre. Tutte di ‘centrosinistra’. Ma questa è un’osservazione da forestiero. Facile notare che nella stessa lista ci sono la coordinatrice locale del Pdl e candidati di Rifondazione Comunista. Storie di paese. Incomprensibili a chi non parla la lingua di queste valli. Qui si vota per famiglie, per antipatie e simpatie, per l’illusione di avere ‘santi in paradiso’, per 'campanile'. ‘Dovevamo tenerci un sindaco che fa anche il senatore’, ho sentito dire. Perché avrebbe garantito aiuti e interesse dalla lontanissima Roma. Idea 'alta' della politica, insomma. Le appartenenze politiche non spiegano la politica a Zeri. Quando, al tempo di Prodi, si svolsero le primarie del Pd qui vinse Mastella. Potenza di un notabile locale che, a quel tempo, girellava dalle parti dell’Udeur (oggi sta nell’Idv, se ho ben capito). Mastella, in quelle valli, prese percentualmente più consensi che a Ceppaloni. Straordinario. Il prete, un tipo arcigno, carismatico ed esorcista, dimentica di essere un buon cristiano e sbatte la porta in faccia ai politici. Viene voglia di spiegargli che hanno le loro colpe, ma hanno diritto al perdono come tutti.

La chiesa di San Lorenzo


Nessuno dei candidati è di Zeri. La loro vita lavorativa si è svolta fuori da queste valli. Sono ‘rissosi’ a Zeri. Eppure hanno montagne così belle. E pascolano agnelli di fama. Non capisco. Per giorni e giorni era ‘vietato’ prendere un caffè con un candidato per non sentirsi subito additato come un suo elettore. Mi hanno detto: ‘Io bevo il caffè con un amico da dieci anni. E non voglio smettere. Eppure mi hanno telefonato consigliandomi di non farlo in queste settimane’. I bar sono divisi, i paesi (Zeri è un insieme di 37 frazioni) sono divisi, le valli sono divise. Io sono un intruso, ma mi avrei voluto fare il cronista della campagna elettorale, vorrei leggere Stella e Rizzo narrare queste valli. 

La terra instabile di Zeri


Mi piacerebbe essere a Zeri il sette maggio per assistere al conteggio dei voti. Vedere gli sguardi. Non ci capirei niente, ma mi piacerebbe esserci lo stesso. Con la speranza che un’ora dopo i tre candidati se ne vadano a bere vino e mangiare salame pensando ai guai di queste montagne. Non andrà così, ma lasciatemelo sognare. 
San Casciano in Val di Pesa, 5 maggio