giovedì 22 settembre 2011

Etiopia/I sogni di Azmera


Azemera

I nomi etiopici sono beneaugurati. A volte sono nomi complessi. E bellissimi. Azmera, a esempio. Vuole dire che il lavoro dei contadini è stato ben fatto. Che i semi hanno fatto nascere germogli. Che i raccolti saranno buoni. Come tradurre in italiano Azmera?
Ha venti anni, Azmera. Vive nel quartiere delle stele ad Axum. Assieme alle sue compagne, quattordici ragazze fra i venti e i venticinque anni, è riuscita a convincere le autorità pubbliche a concedergli una stanza dentro il Parco delle Stele. Era la vecchia cucina della palazzina di ras Managasha. Hanno disteso erbe sul pavimento, acceso piccoli bracieri di incenso e arrostito il caffè. Offrono la cerimonia del caffè e la loro gentilezza. Le ragazze volevano conquistare autonomie, una piccola libertà, un desiderio di indipendenza. Tre di loro hanno figli, i loro uomini, in qualche caso, sono scomparsi. Una donna è venuta fin qua, dalla lontana Addis Abeba, pur di cercare una possibilità.
Arriva la pioggia e il rifugio di Azmera, ci è prezioso.

La cerimonia del caffè nella cucina della casa di ras Managasha


Ha dovuto rinunciare ai suoi sogni, questa ragazza. Non ha ottenuto il punteggio necessario per entrare a ingegneria. La sua famiglia non può pagare studi. In Africa, i ragazzi vogliono essere ingegneri o medici. I più devono arrendersi. Azmera culla le sue illusioni. Spera, con il caffè per i turisti e il gruppo delle ragazze che non vuole rimanere a casa, di guadagnare i soldi necessari per continuare gli studi.
Il suo caffè è buono, i pop-corn sono squisiti. Passiamo il tempo della pioggia e delle chiacchiere con lei.
Poi, come sempre, il passare delle ore ci fa andare via. E' stato un momento di serenità.
Mano destra sostenuta dalla sinistra. Sfiorarsi le mani. Un salutarsi che è un addio. Un augurio per i tuoi sogni, Azmera. 
Axum, 14 settembre



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