venerdì 29 ottobre 2010

Conversazione con dona Rosa


La lezione di gastronomia di abuela Rosa



Solo ora, che ci separa la distanza e già il tempo, mi accorgo di non aver chiesto nemmeno il tuo cognome.
Dona Rosa, abuela Rosa, è piccola di statura, nasconde i suoi capelli bianchi sotto un cappello andino, indossa abiti della tradizione. Età indecifrabile: settanta anni? E’ instancabile: prepara le nostre colazioni, poi insegna a cucinare torte alle ragazze del villaggio. Trova tempo per chiunque, dona Rosa.
E’ nata alla Quiaca, ultima città dell’Argentina. Suo nonno veniva dalla Siria. Il suo sangue è un puzzle: c’è il mondo arabo, un pezzetto di Italia, globuli rossi andini….Dona Rosa non sa l’arabo, ma è tornata in Siria. Con sua cugina che non ha dimenticato la lingua dei nonni. La madre di Azizi, la cugina di dona Rosa, non ha mai voluto imparare lo spagnolo. Non voleva abbandonare la sua terra. Ma là aveva rifiutato un matrimonio combinato e non poteva rimanere. Riuscite a immaginare la nave che, sette decenni fa, forse più, ha portato via uomini e donne dalla Mesopotamia per arrivare in mezzo alle Ande più solitarie? Dona Rosa è tornata due volte al suo villaggio. Per scoprire che anche là gli uomini siedono accucciati come spesso fanno i montanari delle Ande. ‘Migliaia di chilometri per capire che gli uomini sono uguali ovunque’, dice dona Rosa.  

La madre di Azizi non amava nemmeno l’uomo che ha sposato qua in Argentina. Ma con lui ha fatto otto figli. Così è la vita. Ma ha voluto che tutti conoscessero l’arabo.
La figlia di Azizi è stata una delle vittime dei militari argentini. Uccisa per le strade di Tucuman. Poi andarono alla sua casa e portarono via anche la nipotina di Azizi. Per mesi e mesi, questa donna vagò per i commissariati, per le chiese, per le caserme in cerca di quella bambina. Il marito di Azizi non resse al dolore. Lei no, lei voleva vivere. I militari sono ottusi: la bambina cambiò tre famiglie, ma nessuna resistette al pianto perenne di quella piccolina. Fu restituita alla nonna. Ha avuto un’infanzia fragile e difficile. Ora, se ho ben capito, vive in Europa. A volte Azizi pensa che sua madre avesse ragione a non voler imparare lo spagnolo. Ma, come dona Rosa, crede anche che questo sia un paese meraviglioso.
Iruya, 23 ottobre

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