martedì 13 novembre 2012

Ritorno ad Addis

Addis Abeba e il sogno dei ragazzi



Il sole dal finestrino
Conosco la grande bellezza del volo fra Roma e Addis Abeba. Partenza notturna, aereo strizzato di passeggeri. Ethiopian ha trasformato Addis Abeba in un crocevia per chi vuole viaggiare verso Afriche diverse. All’alba, il sole irrompe nella pancia dell’aereo. E’ una luce dorata, viene da oriente. E’ un breve momento di felicità. Poi qualcuno tira giù la piccola paratia che oscura il finestrino.

Carta carbone.
L’ufficio dei visti è sempre in una sorta di lungo sgabuzzino. Alcuni tavoli, una fila di funzionari. Si usa la carta carbone per tutte le copie necessarie. I fogli si ammucchiano, volano via. Un uomo li afferra e li fa sparire in un cassetto. Tutto si svolge velocemente. Nessun accende il computer che pure è sul tavolo. Da quanto tempo non uso la carta carbone?
Per alcuni minuti va via la luce all’aeroporto. La carta carbone funziona anche senza corrente elettrica.



I palazzi di Addis Abeba



Bole Road
Molti anni fa, l’aeroporto di Addis Abeba era alla periferia della città. Adesso le case hanno aggirato le piste e quasi lo accerchiano. Il ring, costruito dai cinesi, sfiora l’aeroporto: la tangenziale che consente la circumnavigazione della città è quasi completato. So che, oramai, c’è una sorta di Chinatown degli affari nei quartieri più vicini all’aeroporto. Un tempo i bambini delle campagne ti correvano dietro e ti gridavano: ‘You, ferenji, money’. ‘Tu, straniero, soldi…’. Oggi ti urlano: ‘You, China, money…’.
La strada che conduce al centro è la Bole Road. Hanno provato a chiamarla Africa Avenue, ma tutti continuano a chiamarla Bole. L’ho vista cambiare in questi anni. Oggi è sottosopra, impercorribile. Stanno allargandola. Ci sono le escavatrici al lavoro. Buttano giù fette di case, muretti, marciapiedi. Bisogna fare giri per strade scassate per raggiungere il centro. Addis Abeba è un cantiere. Lo è da anni. Frenesia edilizia. Tirano su condomini, ville da cinema, case a schiera. Continuano a costruire palazzi su palazzi. Grattacieli dimezzati in vetrocemento. Molto più in vetro. Perché il cemento, al solito, non abbonda.

Caffè in auto


La Parisien/German Bakery
La Parisien è irraggiungibile. Una barriera di scavatori impedisce di andare fino alla mia pasticceria preferita. Dirottiamo sulla German Bakery. Nomi esotici per i caffè di Addis Abeba. Ritrovo la lentezza spaesante dei camerieri. Anna si inquieta.

I nomi dei quartieri
La casa dove abiterò è in Rwanda. L’ufficio è in Cecenia. Questi sono i punti di riferimento. Nel quartiere di Cecenia ci sono una infinità di piccolo locali dai ritmi ambigui. A notte, mettono fuori lucine multicolorate. Potevano essere lampi di esplosioni. Qualcuno, ai tempi della guerra caucasica, disse che passeggiare in questo quartiere era come trovarsi in Cecenia.

Addis

Addis


Conversazione
La cena con gli amici. Amici di sempre, diresti. E invece sono apparsi solo pochi anni fa. Ci sono strane complicità nelle amicizie lontane. Viene citato una ricerca di sociologi: ‘L’Etiopia è, fra i paesi africani, il meno sensibile alla occidentalizzazione’. Parliamo di musica: qui non c’è né Hi-pop, né rap. Colonne sonore delle culture urbane delle altre capitali dell’Africa.

Torno a casa. Penso che Addis Abeba è una città buia e silenziosa. Poche luci.


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