domenica 2 settembre 2012

Viggianello.4/E, alla domenica, gli uomini alzarono l'albero


Le mani sorreggono la Cuccagna

‘Se cammini, entriamo assieme in chiesa’. Il capo ha fretta, è l’ultimo giorno, accelera il suo passo lungo la salita del Corso. Oggi deve alzarsi la Cuccagna. E’ lavoro per gente che sa usare motoseghe e forza, leve ed equilibrio. Bisogna andare in chiesa a prendere la Rocca, la Cima, l’abete. Ha passato la notte tranquillamente distesa nella navata della chiesa di Santa Caterina, basilica madre di Viggianello.


La Rocca nella chiesa di Santa Caterina

Messa al mattino. Poca gente in chiesa. C’è la famiglia del capo. Don Francesco parla con voce sommessa. Strana cerimonia con quell’albero al centro della chiesa. Finisce la messa, è come una piccola scossa elettrica. Grida per San Francisco, un canto e poi i ragazzi afferrano la Rocca. Deve fare il viaggio inverso a quello della sera precedente. Percorre nuovamente il piazzale della chiesa, ruota su se stessa per risalire la il vicolo-scalinata che conduce al Corso. Qui compie un’altra manovra spericolata per districarsi nella curva a tornante della strada principale del paese. Poi la strada è in discesa, passi svelti e impazienti fino al piazzale dove aspetta la Cuccagna.

La Rocca lascia la piazza della chiesa

La fatica degli uomini

Il Capo osserva le manovre dei rocchisti

La marcia della Rocca

La marcia della Rocca


Mattina di lavori. I buoi danno mano a un ultimo spostamento dell’albero. C’è una buca nel piazzale che lo aspetta. Là dovrà essere innalzata la Cuccagna.
E’ tempo per l’innesto. E’ un incastro complesso. Lavoro da boscaioli esperti. Viene scavata una scalanatura alla cima della Cuccagna. Qui dovrà incassarsi la Rocca. Per la prima volta, dopo decenni, i boscaioli di Prastio lavorano assieme alla gente di Torno. La Pace del Pollino ha retto alla prova della Festa. Gli uomini delle due contrade, rivali per decenni, si passano la motosega, si danno consigli, si aiutano. Danno a turno colpi di mazza. I caporali osservano in silenzio. Sono codici di paese, difficili da comprendere da chi viene da fuori. I lavori hanno trovato il loro ritmo.

Innesto della Rocca nella Cuccagna

Ultime manovre con i buoi

Si 'lega' la Rocca e la Cuccagna

Gli uomini incrociano legni di faggio, costruiscono quattro forche. Sono le leve robuste che dovranno innalzare la Cuccagna. Non posso crederci: l’albero verrà sollevato a mano, metro dopo metro, solo con la forza delle braccia. Ora i paesani si fanno sotto la Cuccagna, fanno le prove dei loro muscoli. E’ lo sforzo di un paese. E’ fatica da titani. Solo uomini in gioco. Si infilano piccoli tronchi sotto la Cuccagna. Fulcri sui quali l’albero poggia sollevato da terra. E’ lavoro da maestri.

Si solleva la Cuccagna

La fatica del paese

La Rocca 'fiorita'

Si alza la Cuccagna

Centimetro dopo centimetro

Il caporale di Prastio dà ordini. Fa tacere la banda. Bisogna ascoltare i comandi. Questa Festa è senza musica. C’è tensione. La prima forca si alza a sostenere la Cuccagna. Gli uomini ubbidiscono alle grida del capo e di suo fratello. Avanti con la prima forca, poi la seconda. La quarta arriva quando l’albero è già a quarantacinque gradi. I paesani si affannano sotto il peso della Cuccagna. L’albero, diretto da un intreccio di corde, si alza centimetro dopo centimetro. La Cuccagna ondeggia, cigola, dà qualche brivido. Un’ora per tirarlo su con lentezza emozionata. Un’ultima spinta, uno scrollone, un contraccolpo. L’albero è in piedi. Qualche timore. Oscilla. Si ferma. E’ stabile. Poi, in un momento, va tutto a posto. La Cuccagna è stata guidata dentro la piccola fossa. Si incastra alla perfezione. L’albero punta al cielo. Il costone delle case di Viggianello fa da corona aerea alla Cuccagna. Il lavoro non è finita, colpi di mazze per consolidarne le ‘fondamenta’.

Si alza l'albero

La Cuccagna a mezz'aria


E' quasi fatta....
Si lavora alle 'fondamenta'


L’albero, con la sua cima infiorata dalle stelle filanti, è bellissima. C’è felicità liberatoria fra i paesani. Di nuovo abbracci, birra a casse, grandi sorrisi. Niente lacrime, questa volta. Un vecchio si avvicina al sindaco si passa la mano sulla guancia, porta il dito all’occhio. Un segno. ‘E’ stato magnifico’. Uno sguardo per intendersi. Guardo Franco e Giuseppe, i capi di quelli di Prastio e di Torno, scambiarsi un brindisi con due bottiglie di birra Peroni. Gesto quasi timido. Forte come una stretta di mano.

L'albero è in piedi. Quasi

L’albero rimarrà in piedi fino all’anno prossimo. Sarà abbattuto solo pochi giorni prima dei giorni della nuova Festa. Il suo legno verrà messo all’asta. Fine di un ciclo annuale. Solo allora i boscaioli di Viggianello riprenderanno il cammino di Zà Perna e del colle dell’Impiso. Allora, si ricomincerà. Da sempre. E per sempre.

L'albero rimarrà in piedi per un anno

Vado via nel tempo della controra. Non rimango per la processione e il tempo religioso. Me ne dispiace, ma devo partire. I saluti ora hanno fretta. La gente va a tavola. Questa volta ci si trova in famiglia. Tempo di intimità, per i familiari più vicini. Per raccontarci la storia della Festa. L’albero è solo. Giù, nel piazzale.

Vigggianello, 26 agosto

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