venerdì 31 agosto 2012

Viggianello.3/E l'abete entrò in chiesa





Ultimi lavori al bouquet


Alla mattina del terzo giorno la Festa di Viggianello ha la tentazione di rallentare. L’albero della Cuccagna è a Prastio. ‘A Pitu ha passato la notte a Torno. Una piccola statua di San Francesco di Paolo vigila, nel giardino della casa di Francesco, sulla Rocca, la cima dell’abete. Bisogna recuperare la fatica del giorno precedente. In paese c’è un funerale. C’è un’aria di malinconia. Le donne hanno ribaltato le ore e, alle nove del mattino, hanno già preparato il pranzo. Vengono a prenderci. Mangiamo a casa degli Oliveto. Pomodori, formaggio, pollo alla griglia, prosciutto, vino del Vulture. Questo è il primo passo del rito al sabato della Festa. L’avvio sarà lento, il finale un’apoteosi.


San Francesco da Paola nell'albero colorato

Ritocchi al bouquet


I buoi sono rassegnati. Oggi cammineranno sull’asfalto. Gli zoccoli si scalderanno, faranno fatica. C’è da andare da Prastio a Viggianello. Sei chilometri. La Rocca viene abbellita con ghirlande e fiori di carta. Il bouquet diventa una sorta di mongolfiera colorata. La testa del corteo è stranissima: l’abete è come un carro mascherato che scende dondolando sulla schiena dei buoi. Cinque botti di polvere nera e la superba processione di animali, uomini, donne e buoi si mette in cammino.

Si aggiogano nuovamente i buoi

La Rocca e il bouquet

Partenza


Al solito, si va di casa in casa. Offerta di pizze e dolci, vino e crostate. Si marcia nell’ora più calda del giorno. Alle curve più strette, le prime coppie dei buoi vengono staccate. Il corteo avanza con maestria. Va avanti a strattoni. Raggiunge il bivio della strada provinciale. Fa ruotare l’albero. Poi si ferma all’ombra di un bosco. Panini e birra spuntano da ceste e da un frigorifero montato su un’ape-carro. 

Il viaggio della Cuccagna

La Rocca agghindata

Il bivio per Viggianello. La Cuccagna devo girare

Cibo lungo il viaggio


Alle quattro del pomeriggio siamo alle porte del paese. Spuntano i vigili, i carabinieri, la forestale. Siamo alla chiesa di San Francesco. C’è una piccola banda. Musica timida. Quelli di Torno sono già arrivati. Aspettano, con pazienza, in uno stradello laterale. Hanno agghindato i buoi con nastri gialli. Anche quelli di Prastio hanno sistemato fiori di carta fra le corna dei loro animali. I gualani indossano magliette verdi. Corteo giocoso. Si aggira il paese marciando lungo la vecchia Provinciale. C’è una strada nuova, più breve, ma, mi spiegano, ‘le tradizioni non si cambiano’. Si entra in paese, i ragazzi ballano al suono di un sound-system di un solo amplificatore. Si va per strade strette, scene di orgoglio per le manovre dei mandriani. Grida per San Francisco. Si scende per il corso, fino allo slargo di Carella, a un passo dal parco pubblico del paese. La gente applaude. Il viaggio è finito. Un ultimo strappo e la Cuccagna, il grande faggio, preceduto dalla Rocca, l’abete, arrivano nel piazzale del parcheggio. I buoi vengono sganciati dall'albero e liberati dai gioghi. Finalmente possono riposare. Come un tuono improvviso, arriva la commozione della gente. Crolla la tensione, è il momento del pianto liberatorio. Appaiono bottiglie di champagne. Franco, il Capo ha occhi arrossati di lacrime. Viene portato in trionfo, bagnato di spumante, lanciato per aria. Si beve vino a garganella. Piangono tutti. Ci si abbraccia come dopo aver vinto un mondiale o aver festeggiato il matrimonio del primo figlio. Gli uomini della montagna sono emozionati come bambini.

Attraverso il paese

La Cuccagna



Il corteo in paese



La banda



Il trattorino dei rocchisti

Giuseppe, il 'caporale' di Torno

Franco, il 'capo', caporale di Prastio


C’è anche il momento ufficiale. I tre Capi, la Rocca, Prastio e Torno, sono su un palco. Vengono incoronati con fiori rossi e gialli. Indossano queste coroncine come un diadema sopra i cappelli. E’ una sorta di medaglia dei boschi. Parla il sindaco. Don Francesco benedice la Rocca. La Festa è tutto per il paese.

La festa e la commozione

L'arrivo

Brindisi per 'quelli' di Prastio
I tre caporali, Giuseppe, Franco e Domenico, 'incoronati'


E la Festa non vuole finire. Il cielo è cobalto, la notte arriva in fretta. Ora tutto si fa veloce. Cento mani afferrano la Rocca, il lungo abete vestito a festa. E si mettono a correre verso il paese. Risalgono il corso come se fossero bersaglieri. Si inerpicano per scalinate, fanno manovre ardite, ma esperte, fra scale e balaustre. Tutti sanno cosa fare. La Rocca deve passare per un vicolo stretto, scavalcare ringhiere, atterrare nel grande piazzale della chiesa di Santa Caterina. Apoteosi sacra, sorprendente, imprevista per i forestieri. Pura festa di fede popolare. L’abete, la Rocca, entra in chiesa senza una sola esitazione, sale i gradini, varca il portone, invade la navata, quasi sfiora l’altare. Anche la banda è in chiesa. Una baraonda celeste. Si grida in onore per San Francisco. La statua del Santo è a lato dell’altare. Uomini e donne sfiorano la sua tunica di gesso. Canti e preghiere. Ancora lacrime, occhi rossi senza pudori. E’ un’ebbrezza collettiva. La voce del prete cerca di portare ordine. Ora sì, il giorno è finito. I gualani sono stremati. Un’ultima birra. Un ultimo abbraccio. La Cuccagna è nel piazzale, ‘a pitu sta nel corso, la Rocca è in chiesa. Gli alberi sono al loro posto.

La Rocca nuovamente in cammino verso la chiesa

La Rocca fra i vicoli del paese

La Rocca scende verso la chiesa

La Rocca in chiesa

L'albero lasciato in chiesa

San Francesco da Paola


Al bar guardo le foto di una Festa di mezzo secolo fa. Gli antichi boscaioli alzano i bastoni con i quali hanno spinto gli alberi fino al paese. Quattro uomini giocano a carte.
Viggianello, 25 agosto



mercoledì 29 agosto 2012

Viggianello.2/Barone e Fiorino, Argento e Generoso




Il riposo del bue nei boschi di Za Perna

  A Za Perna, accampamento di quelli di Prastio, Barone e Fiorino sono già all’ultimo posto. Buoi potenti. Incrocio di razze forti. Sono gli animali più alti della mandria, quasi due metri al garrese. Hanno l’aria placida e i muscoli di acciaio. Sono agili e immensi. Hanno occhi indifferenti e mansueti. Ma so che sono pronti a scalciare, perfino a impennarsi, questi animali. Sto attento. Sono aggiogati alla stanga principale, alla ualanedd’, incastrata direttamente nell’albero della Cuccagna. Sta per cominciare il venerdì della Festa di Viggianello. Dodici paricchi, dodici coppie di buoi, stanno per tirare l’albero. E’ una sfilata grandiosa. I faggi fanno da straordinaria scenografia. Al venerdì bisogna far scendere gli alberi dai boschi e dalle praterie del Pollino. Ci aspetta la gente di Prastio. In testa al corteo dei buoi, ci sono Argento e Generoso. Daniele, giovane e spigoloso, tiene in mano la briglia che lega le loro corna. C’è attesa, impazienza, eccitazione nell’aria.



Comincia il viaggio della Rocca

I buoi in attesa
Si aggiogano Barone e Fiorino

Carletto aggioga i buoi
Daniele con Argento e Generoso

Il corteo dei buoi a Za Perna

La partenza del corteo


Il corteo nei boschi di Za Perna
La Cuccagna

'A Pitu

 La Rocca, la cima dell’albero, comincia a muoversi. Gianfranco lancia un fischio ad altissima frequenza. I buoi hanno orecchie per ascoltare, questo è il loro segnale, si muovono quasi con fretta, poi ci sono le grida degli uomini, il frullare dei bastoni, la braccia che si agitano. Sorprende la destrezza dei buoi, a volte assomigliano a mastodonti che danzano come farfalle. Ora, nove del mattino, bisogna raggiungere il grande prato di Piano Visitone. Sono poche centinaia di metri nel bosco. Ma è una sorta di marcia trionfale. Si va di fretta. I gualani, i mandriani, sanno che al Piano ci sarà gente a godersi lo spettacolo. Vogliono stupire. Il loro ingresso alla prateria del Pollino è grandioso. Il Piano è diventato paese: ci sono le bancarelle, i venditori di panini, c’è chi passeggia, chi curiosa, ci sono i tavoli per il pic-nic, i vecchi hanno portato le sedie. C’è il prete per la messa davanti al tabernacolo di San Francesco da Paola.

L'arrivo al Piano Visitone

Il corteo al Piano
L'arrivo del corteo di Torno




I buoi al Piano


Altre grida. Arriva anche il corteo di quelli di Torno, la contrada rivale. In testa ci sono due buoi dalle corna immense. Maremmani, immagino. Incrociati con podolici. Un altro ingresso superbo. Scenografia da kolossal. I due cortei si schierano uno accanto all’altro. Gli animali sembrano indifferenti. I campanacci dondolano. Gli uomini delle due contrade si salutano, si osservano, studiano le mosse. So che si giudicano. Don Francesco comincia la sua messa.

Il pic-nic al Piano

La messa al Piano
Nicola era operaio all'Alfa Romeo nel 1969

Il re delle grigliate. Cucina ovunque


Devo imparare sul Pollino. Don Francesco vuole raccontarmi la sua versione su questa cerimonia degli alberi. ‘Non è un matrimonio. Non ci sono alberi maschi e alberi femmina nei riti del Pollino. Hanno una storia precristiana, certamente. Ma nessuno è riuscito a ricostruirne la storia più antica. E’ una cerimonia di fine estate. Ritualità di passaggio. Oramai Si è raccolto e trebbiato. Ci si sta preparando all’autunno. Don Francesco, davanti ai cortei dei buoi, ripete la storia leggendaria di San Francesco da Paola. Il Santo itinerante, nel suo viaggio fra la Calabria e la Francia, passò dal Pollino e fece il suo miracolo. Le tempeste sono violente in montagna. Un viandante ne fu sorpreso. Credeva che fosse arrivata la fine del mondo. Gli apparve il Santo. Lo vide volare verso le nuvole e distendere il suo mantello. Con largo gesto avvolse i tuoni, i fulmini, il vento. Placò la tempesta. Tornò il cielo azzurro. L’uomo si inginocchiò e decise di ringraziare il Santo portando fino al paese il legname necessario a ricostruire la chiesa. Portò giù gli alberi da trasformare in trave. Il cristianesimo legò così la Festa alla sua storia. I preti delle montagne avevano bisogno della legna per scaldare le chiese, per restaurarne il tetto. ‘Era un legname votivo, alberi devozionali’, spiega Don Francesco. La tradizione di Viggianello, come a Rotonda e Terranova, altri paesi degli alberi, non si è mai interrotta.


La maglietta di San Francesco

La partenza dal Piano

Il trattorino dei Rocchisti


Finisce la messa. Fa caldo anche in cima al Pollino. E’ nuovamente tempo di cibo. Saltano fuori cesti di pasta al forno, vino del Vulture, di nuovo in funzione le griglie. I boschi diventano il teatro di un gigantesco pic-nic. Mangiamo attorno a una fontana. Ma non c’è tempo per il riposo. Bisogna rimettersi in cammino. Ora è necessaria tenacia. Seguo ancora il viaggio di quelli di Prastio. Quelli di Torno scenderanno per le praterie verso i loro paesi. A Prastio ci condurrà, invece, uno stradello fra i boschi. I buoi vengono nuovamente aggiogati alle stanghe. Il fischio di Gianfranco. Partenza. Via. Il corteo caracolla con velocità. L’albero striscia sul prato. Ci sono almeno sette chilometri davanti a noi. A un certo punto si decide di far riposare i buoi. E’ tempo di un trattore grande come una casa. Trainerà lui la Cuccagna lungo i tornanti del cammino verso Prastio. Due buoi si occupano della Rocca. La discesa è una fatica gioiosa. Il vino scorre nelle soste. I ragazzi, con le pannule, controllano la discesa dell’albero. A volte si tagliano con decisione i tornanti.



I buoi al Piano


Strano, mi accorgo solo ora che questa Festa è senza musica. La colonna sonora sono le grida degli uomini, i campanacci e il vento che muove le foglie. Non ci sono organetti, né tamburelli. Non c’è la banda. A volte si mette in funzione un piccolo amplificatore, ma è il momento della sosta. Questa è festa di montagna. Non c’è la lotteria, non si raccolgono soldi fra le gente (i gruppi familiari hanno già fatto le loro collette), non c’è il comitato feste. Chiesa e Festa vivono tempi diversi, separati. Eppure uomini e donne gridano il nome di San Francisco. Se chiedi, ti dicono che questa fatica è per devozione. Indossano magliette con il Santo dalla grande barba. Arriviamo, dopo tre ore di cammino, al piccolo tabernacolo di ‘u Schiugghiu, malaerba del grano, e una donna intona un canto. I mandriani hanno occhi arrossati di lacrime. Alzano il cappello di fronte alla piccola statua di gesso. La sfiorano con le dita.

Viva San Francisco

Lacrime per San Francisco

La discesa verso Prastio

La sosta del corteo

I buoi

I gualani

Il corteo verso Prastio
La Cuccagna verso Prastio

Ultima discesa. I buoi sono stati riaggiogati. Sono loro i protagonisti della Festa. Adesso il viaggio rallenta nella felicità di un paese. Ecco la prima casa di Prastio. Il rito si muove a passi lenti. A strappi. Escono donne e giovani con vassoi di pizza, dolci, crostate. C’è il vino. Ma anche la Coca-cola e la limonata. Si va di casa in casa. Si ferma la Rocca, si ferma la Cuccagna. Si mangia davanti a ogni porta. Le famiglie hanno messo il tavolinetto fuori dalla porta. La tovaglia bianca. I bambini corrono incontro al corteo arboreo. Ci sono abbracci e saluti. Siamo arrivati alla contrada. Questa è terra della Cuccagna. Ci vogliono ore per percorrere pochi chilometri. Ogni sosta è importante. Ogni accoglienza va onorata con brindisi.
Ancora uno sforzo. L’ultimo per oggi. L’albero passerà la notte di fronte alla vecchia scuola. Abbandonata e in rovina. ‘Non nascono più bambini’, mi spiegano. Mi guardo attorno e ne vedo a decine.

L'arrivo di Prastio

Le pizze accolgono i gualani

L'accoglienza a Prastio

La preghiera al Santo
Devozione a San Francisco

Il buquet aspetta la Rocca


Pizze e taralli per i gualani


Nel giardino di una casa è già pronto il bouquet. Piccola cima di abete agghindata di fiori di carta, stelle filanti, bellezza colorata. Dovrà accompagnare la Rocca fino al paese. Dovrà essere la bellezza dell’albero. Nelle cucine di Prastio, al tramonto, si mette a bollire l’acqua per gli spaghetti. Il sugo di carne è già pronto. La Festa è una generosa ospitalità.


Talismani contro l'invidia

Chiedo a Daniele degli amuleti che i suoi buoi portano fra le corna. ‘E’ contro l’invidia’, mi dice. Qualcuno guarda l’animale ed è geloso della sua bellezza. Un piccolo sole di ottone, un cerchio luccicante difendono Argento e Fiorino da occhi invidiosi.
Daniele porta i suoi animali in un campo. Va in cerca del fieno.
 Viggianello, 24 agosto